venerdì 23 ottobre 2015

L'ORA DI RICOMINCIARE - LA FINE

Certo che lo sapevo. Abbassai lo sguardo imbarazzata senza parlare. Per mia fortuna entrò in cucina Antonio “ Vi avviso che il signor Gonzaga ed io siamo affamati!” A quelle parole Ines scattò passando a Consuelo le portate da servire. Raggiunsi in sala da pranzo Armando e quando lo vidi provai un tuffo al cuore: la roba di Ramon gli stava a pennello! Mi accomodai vicino a lui solo per compagnia, io avevo già cenato da un pezzo, il profumo di Ramon sulla sua camicia mi inebriava e suscitava in me meravigliose sensazioni. Armando si accorse del mio turbamento e ne intuì il motivo, infastidito mi riprese “Finalmente ho la tua attenzione!”. Dopo cena andammo tutti a dormire, era stata una giornata terribile e quelle a venire non si prospettavano migliori. I danni alla tenuta erano ingenti, ci vollero alcuni giorni prima di stimarne una cifra. “Non potrai pagare tutti gli uomini per tanto tempo, Maria”, disse scuotendo la testa Julio, amministratore dei beni dei Martinez da una vita. “Devi licenziare, so che è doloroso, ma devi farlo, altrimenti dovrai farti aiutare ma sappi che se ti mischi con banche, prevedo guai. Pensa alla proposta di Gonzaga, vuole aiutarti, no? E allora...chiedi cosa vuole in cambio e valutiamo se è una buona offerta!”. “So già quello che vuole!” risposi chinando la testa. “Lo sai già?” si stupì Julio “e cosa?” “Me!”. “Diablo!” esclamò alzandosi di scatto. “Ma come può chiedere una cosa simile...io...non si smentisce mai!...se me lo trovo davanti...” Gli misi la mano sulla sua per calmarlo. “Stai tranquillo Julio, sono adulta e so quello che faccio. E' da tempo che mi fa la corte e se accetterò di essere la sua donna sarà solo perché lo voglio!” In realtà mi stavano a cuore le persone che avrebbero perso il lavoro, ma in fondo non potevo lamentarmi, sarei diventata una donna molto invidiata. “Andrò oggi stesso a parlargli!” conclusi. Julio richiuse il libro dei conti e posò sul tavolo un foglio con su scritta la somma che ci occorreva “se ti darà questi soldi non dovrai licenziare nesssuno e potremo ricominciare a coltivare...E' una bella cifra, ma si dice che quando Gonzaga vuole qualcosa la ottiene a qualsiasi prezzo. Mi tornarono alla mente le parole del caro zio Giorgio quando decisi di lasciare l'Italia per seguire Ramon. Allora feci la scelta giusta e speravo di non sbagliare neanche questa volta. Suonai alla porta di Armando, ero nervosa...molto tesa. Il maggiordomo aprì invitandomi subito ad entrare e senza lasciarmi parlare corse a chiamare il suo padrone che arrivò immediatamente. “Ti aspettavo Maria” disse sorridendo “Vieni nel mio studio così parleremo con calma!”. “Allora come posso aiutarti” mi chiese mentre chiudeva la porta dietro di se. Mi accomodai sulla poltroncina di fronte alla sua scrivania, mandai giù la saliva e feci un bel respiro per farmi coraggio. Poi tirai fuori dalla borsa il foglio con la relazione di Julio e la cifra che serviva per sistemare le cose. Lui prese il foglio e lo lesse attentamente, quindi aprì un cassetto e tirò fuori il libretto degli assegni. Ne compilò uno e me lo consegnò, senza battere ciglio. La cifra segnata superava di gran lunga la mia richiesta, rimasi sbalordita. “E' troppo!” dissi sottovoce. “Tu vali molto di più di quell'assegno” rispose visibilmente soddisfatto. “Che garanzie vuoi in cambio?” Gli chiesi più imbarazzata che mai. “Sai bene quello che voglio, tutto il resto non mi interessa!” Era la risposta che mi aspettavo. Prese il telefono e chiamò la banca affinché l'indomani avessi subito accesso ai soldi. Mi alzai dalla sedia, quell'assegno mi bruciava tra le mani, così lo riposi nella borsa. “Ti ringrazio...ora devo andare...ma tornerò domani sera”. Abbassai la testa dirigendomi verso la porta ma Armando mi raggiunse prima che l'aprissi. Mi prese tra le braccia e mi baciò con forza. “ Ti prego...domani” sussurrai. Mi lasciò ma deluso e seccato aggiunse “domani non sopporterò un altro rifiuto Maria, è troppo tempo che mi tieni sulla corda, non sono più un ragazzo e questi giochi non fanno per me! Se non mi vuoi dimmelo chiaro e chiudiamo la partita, ma se provi qualcosa per me allora dimostramelo!” Aveva ragione, era giunto il momento di decidere, a trentatré anni non si può giocare coi sentimenti. “Domani mi fermerò a dormire qui...se per te va bene” “e me lo chiedi? Non desidero altro che stringerti tutta la notte a me!”. Consegnai l'assegno a Julio che leggendo la cifra ebbe la mia stessa reazione di stupore, ma non disse nulla, lo ripose nella sua valigetta, mi guardò e sospirando rumorosamente mi diede un bacio sulla fronte. Sempre in silenzio si avviò alla porta richiudendola piano dietro di se. Julio era un caro amico ed un vero signore, gli fui grata per quel silenzio. Ora veniva la parte più difficile. Andai in cucina, Ines trafficava ai fornelli, Antonio seduto al tavolo pelava le patate, Carmen e Consuelo si occupavano dei bambini al piano superiore, era il momento giusto per parlare. “Domani sera sono invitata da Armando...poi...mi fermerò da lui...cercherò di tornare prima che i bimbi si sveglino”. Ines lasciò cadere il mestolo che teneva in mano mentre Antonio continuava tranquillo il suo lavoro. Fu lui a rompere il silenzio “Non preoccuparti, ai piccoli pensiamo noi, vivi tranquilla la tua vita, sei una donna adulta, non ci devi spiegazioni, noi vogliamo solo vederti felice e sicura delle tue scelte”. Ines più rassegnata che contenta si limitò a fare cenno di si col capo, poi entrambi ripresero le loro attività. Mi volevano un gran bene ed io li amavo come si amano i propri genitori. L'autista giunse puntuale alle venti. Avevo indossato l'abito da sera ricevuto in regalo da Armando, sapevo che gli piaceva e volevo farlo contento. I tacchi mi davano sempre fastidio, ma con quel vestito erano d'obbligo e poi sembravo più alta e il che non guastava data l'altezza di Gonzaga. Lui mi aspettava in giardino, elegantissimo, ed il chiarore della luna faceva brillare i suoi capelli argentei, era davvero un uomo pieno di fascino. Mi accolse come sempre col baciamano e accompagnandomi in casa mi sussurrò “Grazie per aver indossato il mio vestito!”. La cena come sempre era squisita ma sinceramente non avevo molta fame, l'emozione mi serrava lo stomaco. Anche Armando non finiva il cibo nel piatto, mi guardava e mi sorrideva. Dopo cena andammo in salotto e lui mise un disco con una musica molto romantica. “Vuoi ballare?” Ecco, pensai, ora non posso più tornare indietro, speravo solo di aver fatto la scelta giusta. Feci di si con la testa e solo allora mi strinse tra le sue braccia. Un gradevole senso di protezione mi pervase e non respinsi più i suoi baci. “Saliamo in camera?” risposi semplicemente “si”. Fu una notte di passione, Armando vinse ogni mia resitenza e finalmente mi sentii nuovamente una donna amata e desiderata. La mattina mi svegliai serena e in pace con me stessa, rimasi così fino a quando non guardai l'ora. “Cielo le otto!” saltai giù dal letto cercando di recuperare la mia biancheria e il vestito. Armando si drizzò sul letto “Perché ti agiti così, non vorrai scappare...è presto...rimani” “Non posso, i bambini quando si svegliano devono trovarmi lì, ti prego mentre mi rivesto chiama qualcuno per riportarmi a casa!” “Ti ci porto io, ma calmati...lasciami almeno vestire!” Arrivai appena in tempo, i più grandi si stavano alzando, mentre i piccoli dormivano ancora tranquilli. Tirai un sospiro di sollievo. Quando rimanemmo sole in cucina Ines mi chiese com'era andata la serata “Magnificamente” risposi felice “Armando è un uomo stupendo ed...un amante fantastico” aggiunsi maliziosamente. “Dovevi vederci stamattina...” e cominciai a ridere “mezzi spogliati, spettinati...di corsa giù per le scale...immagina la faccia del maggiordomo. Due allucinati!..per arrivare a casa prima che si svegliassero i bimbi” continuavo a ridere ed anche Ines rideva con me. Antonio entrò in cucina, ci guardò poi sbottò “Le donne! Chi le capisce!” e sorridendo ritornò sui suoi passi. Da quanto non ridevo così! Appena Ines riuscì a calmarsi mi disse “Maria, finalmente ti vedo felice, forse devo ricredermi su Gonzaga, speriamo solo che quando me lo troverò davanti non ripenserò al tuo racconto altrimenti..altrimenti ricomincerò a ridere!” e ci abbracciammo finalmente rilassate. La mia relazione con Armando continuò ancora per qualche tempo segretamente, solo pochi sapevano di noi due, ma quando rimasi incinta decidemmo che era giunto il momento di presentarlo ai miei figli. Conquistare Carmen fu facile, bastò sedersi a disegnare con lei, comprarle tanti colori e trattarla con dolcezza. Più duro fu farsi accettare da Enrique, che vedeva in lui l'usurpatore del posto di suo papà. Ma Armando riuscì a fargli capire che nessuno, lui compreso, poteva sostituire suo padre, il suo ruolo voleva solo essere quello di un “papà adottato”, su cui poter contare per ogni cosa. Piano piano mio figlio cominciò a familiarizzare con lui fino a lasciarsi conquistare completamente. Armando Gonzaga, forse grazie anche alla mia vicinanza, divenne più disponibile verso gli altri, soprattutto con i nostri lavoratori, rendendosi quasi simpatico. La sua popolarità toccò il culmine quando nacque nostro figlio, Pablo Armando, l'erede maschio che tanto desiderava. Per l'occasione organizzò una grande festa a cui parteciparono tutti ed aggiunse un extra alle buste paga dei nostri lavoranti. Pablo era bello come i suoi fratelli, con la particolarità degli occhi verdi di suo padre. Ci sposammo creando una nuova grande famiglia. Avevo ritrovato la felicità ed ogni giorno ringraziavo gli angeli che dal cielo vegliavano su di noi: la mia mamma, il mio papà, il caro zio Giorgio e soprattutto il mio adorato Ramon, con la loro protezione il futuro poteva tingersi solo di rosa.

MARIA MARTINEZ GONZAGA


FINE

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