Certo che lo sapevo.
Abbassai lo sguardo imbarazzata senza parlare. Per mia fortuna entrò
in cucina Antonio “ Vi avviso che il signor Gonzaga ed io siamo
affamati!” A quelle parole Ines scattò passando a Consuelo le
portate da servire. Raggiunsi in sala da pranzo Armando e quando lo
vidi provai un tuffo al cuore: la roba di Ramon gli stava a pennello!
Mi accomodai vicino a lui solo per compagnia, io avevo già cenato da
un pezzo, il profumo di Ramon sulla sua camicia mi inebriava e
suscitava in me meravigliose sensazioni. Armando si accorse del mio
turbamento e ne intuì il motivo, infastidito mi riprese “Finalmente
ho la tua attenzione!”. Dopo cena andammo tutti a dormire, era
stata una giornata terribile e quelle a venire non si prospettavano
migliori. I danni alla tenuta erano ingenti, ci vollero alcuni giorni
prima di stimarne una cifra. “Non potrai pagare tutti gli uomini
per tanto tempo, Maria”, disse scuotendo la testa Julio,
amministratore dei beni dei Martinez da una vita. “Devi licenziare,
so che è doloroso, ma devi farlo, altrimenti dovrai farti aiutare ma
sappi che se ti mischi con banche, prevedo guai. Pensa alla proposta
di Gonzaga, vuole aiutarti, no? E allora...chiedi cosa vuole in
cambio e valutiamo se è una buona offerta!”. “So già quello che
vuole!” risposi chinando la testa. “Lo sai già?” si stupì
Julio “e cosa?” “Me!”. “Diablo!” esclamò alzandosi di
scatto. “Ma come può chiedere una cosa simile...io...non si
smentisce mai!...se me lo trovo davanti...” Gli misi la mano sulla
sua per calmarlo. “Stai tranquillo Julio, sono adulta e so quello
che faccio. E' da tempo che mi fa la corte e se accetterò di essere
la sua donna sarà solo perché lo voglio!” In realtà mi stavano a
cuore le persone che avrebbero perso il lavoro, ma in fondo non
potevo lamentarmi, sarei diventata una donna molto invidiata. “Andrò
oggi stesso a parlargli!” conclusi. Julio richiuse il libro dei
conti e posò sul tavolo un foglio con su scritta la somma che ci
occorreva “se ti darà questi soldi non dovrai licenziare nesssuno
e potremo ricominciare a coltivare...E' una bella cifra, ma si dice
che quando Gonzaga vuole qualcosa la ottiene a qualsiasi prezzo. Mi
tornarono alla mente le parole del caro zio Giorgio quando decisi di
lasciare l'Italia per seguire Ramon. Allora feci la scelta giusta e
speravo di non sbagliare neanche questa volta. Suonai alla porta di
Armando, ero nervosa...molto tesa. Il maggiordomo aprì invitandomi
subito ad entrare e senza lasciarmi parlare corse a chiamare il suo
padrone che arrivò immediatamente. “Ti aspettavo Maria” disse
sorridendo “Vieni nel mio studio così parleremo con calma!”.
“Allora come posso aiutarti” mi chiese mentre chiudeva la porta
dietro di se. Mi accomodai sulla poltroncina di fronte alla sua
scrivania, mandai giù la saliva e feci un bel respiro per farmi
coraggio. Poi tirai fuori dalla borsa il foglio con la relazione di
Julio e la cifra che serviva per sistemare le cose. Lui prese il
foglio e lo lesse attentamente, quindi aprì un cassetto e tirò
fuori il libretto degli assegni. Ne compilò uno e me lo consegnò,
senza battere ciglio. La cifra segnata superava di gran lunga la mia
richiesta, rimasi sbalordita. “E' troppo!” dissi sottovoce. “Tu
vali molto di più di quell'assegno” rispose visibilmente
soddisfatto. “Che garanzie vuoi in cambio?” Gli chiesi più
imbarazzata che mai. “Sai bene quello che voglio, tutto il resto
non mi interessa!” Era la risposta che mi aspettavo. Prese il
telefono e chiamò la banca affinché l'indomani avessi subito
accesso ai soldi. Mi alzai dalla sedia, quell'assegno mi bruciava tra
le mani, così lo riposi nella borsa. “Ti ringrazio...ora devo
andare...ma tornerò domani sera”. Abbassai la testa dirigendomi
verso la porta ma Armando mi raggiunse prima che l'aprissi. Mi prese
tra le braccia e mi baciò con forza. “ Ti prego...domani”
sussurrai. Mi lasciò ma deluso e seccato aggiunse “domani non
sopporterò un altro rifiuto Maria, è troppo tempo che mi tieni
sulla corda, non sono più un ragazzo e questi giochi non fanno per
me! Se non mi vuoi dimmelo chiaro e chiudiamo la partita, ma se provi
qualcosa per me allora dimostramelo!” Aveva ragione, era giunto il
momento di decidere, a trentatré anni non si può giocare coi
sentimenti. “Domani mi fermerò a dormire qui...se per te va bene”
“e me lo chiedi? Non desidero altro che stringerti tutta la notte a
me!”. Consegnai l'assegno a Julio che leggendo la cifra ebbe la mia
stessa reazione di stupore, ma non disse nulla, lo ripose nella sua
valigetta, mi guardò e sospirando rumorosamente mi diede un bacio
sulla fronte. Sempre in silenzio si avviò alla porta richiudendola
piano dietro di se. Julio era un caro amico ed un vero signore, gli
fui grata per quel silenzio. Ora veniva la parte più difficile.
Andai in cucina, Ines trafficava ai fornelli, Antonio seduto al
tavolo pelava le patate, Carmen e Consuelo si occupavano dei bambini
al piano superiore, era il momento giusto per parlare. “Domani sera
sono invitata da Armando...poi...mi fermerò da lui...cercherò di
tornare prima che i bimbi si sveglino”. Ines lasciò cadere il
mestolo che teneva in mano mentre Antonio continuava tranquillo il
suo lavoro. Fu lui a rompere il silenzio “Non preoccuparti, ai
piccoli pensiamo noi, vivi tranquilla la tua vita, sei una donna
adulta, non ci devi spiegazioni, noi vogliamo solo vederti felice e
sicura delle tue scelte”. Ines più rassegnata che contenta si
limitò a fare cenno di si col capo, poi entrambi ripresero le loro
attività. Mi volevano un gran bene ed io li amavo come si amano i
propri genitori. L'autista giunse puntuale alle venti. Avevo
indossato l'abito da sera ricevuto in regalo da Armando, sapevo che
gli piaceva e volevo farlo contento. I tacchi mi davano sempre
fastidio, ma con quel vestito erano d'obbligo e poi sembravo più
alta e il che non guastava data l'altezza di Gonzaga. Lui mi
aspettava in giardino, elegantissimo, ed il chiarore della luna
faceva brillare i suoi capelli argentei, era davvero un uomo pieno di
fascino. Mi accolse come sempre col baciamano e accompagnandomi in
casa mi sussurrò “Grazie per aver indossato il mio vestito!”. La
cena come sempre era squisita ma sinceramente non avevo molta fame,
l'emozione mi serrava lo stomaco. Anche Armando non finiva il cibo
nel piatto, mi guardava e mi sorrideva. Dopo cena andammo in salotto
e lui mise un disco con una musica molto romantica. “Vuoi ballare?”
Ecco, pensai, ora non posso più tornare indietro, speravo solo di
aver fatto la scelta giusta. Feci di si con la testa e solo allora mi
strinse tra le sue braccia. Un gradevole senso di protezione mi
pervase e non respinsi più i suoi baci. “Saliamo in camera?”
risposi semplicemente “si”. Fu una notte di passione, Armando
vinse ogni mia resitenza e finalmente mi sentii nuovamente una donna
amata e desiderata. La mattina mi svegliai serena e in pace con me
stessa, rimasi così fino a quando non guardai l'ora. “Cielo le
otto!” saltai giù dal letto cercando di recuperare la mia
biancheria e il vestito. Armando si drizzò sul letto “Perché ti
agiti così, non vorrai scappare...è presto...rimani” “Non
posso, i bambini quando si svegliano devono trovarmi lì, ti prego
mentre mi rivesto chiama qualcuno per riportarmi a casa!” “Ti ci
porto io, ma calmati...lasciami almeno vestire!” Arrivai appena in
tempo, i più grandi si stavano alzando, mentre i piccoli dormivano
ancora tranquilli. Tirai un sospiro di sollievo. Quando rimanemmo
sole in cucina Ines mi chiese com'era andata la serata
“Magnificamente” risposi felice “Armando è un uomo stupendo
ed...un amante fantastico” aggiunsi maliziosamente. “Dovevi
vederci stamattina...” e cominciai a ridere “mezzi spogliati,
spettinati...di corsa giù per le scale...immagina la faccia del
maggiordomo. Due allucinati!..per arrivare a casa prima che si
svegliassero i bimbi” continuavo a ridere ed anche Ines rideva con
me. Antonio entrò in cucina, ci guardò poi sbottò “Le donne! Chi
le capisce!” e sorridendo ritornò sui suoi passi. Da quanto non
ridevo così! Appena Ines riuscì a calmarsi mi disse “Maria,
finalmente ti vedo felice, forse devo ricredermi su Gonzaga, speriamo
solo che quando me lo troverò davanti non ripenserò al tuo racconto
altrimenti..altrimenti ricomincerò a ridere!” e ci abbracciammo
finalmente rilassate. La mia relazione con Armando continuò ancora
per qualche tempo segretamente, solo pochi sapevano di noi due, ma
quando rimasi incinta decidemmo che era giunto il momento di
presentarlo ai miei figli. Conquistare Carmen fu facile, bastò
sedersi a disegnare con lei, comprarle tanti colori e trattarla con
dolcezza. Più duro fu farsi accettare da Enrique, che vedeva in lui
l'usurpatore del posto di suo papà. Ma Armando riuscì a fargli
capire che nessuno, lui compreso, poteva sostituire suo padre, il suo
ruolo voleva solo essere quello di un “papà adottato”, su cui
poter contare per ogni cosa. Piano piano mio figlio cominciò a
familiarizzare con lui fino a lasciarsi conquistare completamente.
Armando Gonzaga, forse grazie anche alla mia vicinanza, divenne più
disponibile verso gli altri, soprattutto con i nostri lavoratori,
rendendosi quasi simpatico. La sua popolarità toccò il culmine
quando nacque nostro figlio, Pablo Armando, l'erede maschio che tanto
desiderava. Per l'occasione organizzò una grande festa a cui
parteciparono tutti ed aggiunse un extra alle buste paga dei nostri
lavoranti. Pablo era bello come i suoi fratelli, con la particolarità
degli occhi verdi di suo padre. Ci sposammo creando una nuova grande
famiglia. Avevo ritrovato la felicità ed ogni giorno ringraziavo gli
angeli che dal cielo vegliavano su di noi: la mia mamma, il mio papà,
il caro zio Giorgio e soprattutto il mio adorato Ramon, con la loro
protezione il futuro poteva tingersi solo di rosa.
MARIA MARTINEZ GONZAGA
FINE
Nessun commento:
Posta un commento