mercoledì 21 ottobre 2015

L'ORA DI RICOMINCIARE - CONTINUAZIONE SECONDA PARTE



Sapevo cosa significava quello sguardo, si chiedevano come mai mi avesse accompagnato a casa Gonzaga. Diedi i regalini ai bambini e poi rivolgendomi a Ines sussurrai “dopo vi spiego tutto!” Più tardi quando i piccoli dormivano, andai in cucina e davanti ad una tazza di camomilla raccontai loro gli avvenimenti della giornata e dell'invito per la festa di compleanno. “Resto della mia idea, quell'uomo non mi piace!” sbottò Ines ed Antonio le dava ragione “tuttavia”continuò “devo ammettere che si è comportato da vero gentiluomo con te, e per quanto riguarda l'invito alla sua festa penso dovresti accettare, non esci mai tesoro e poi raccontano che i ricevimenti di Gonzaga siano davvero speciali!” “Pensi che Ramon approverebbe?” domandai. “Sono trascorsi due anni dalla sua morte, cara Maria, credo che anche lui vorrebbe vederti di nuovo felice, devi tornare a vivere! Sei tanto giovane, bambina mia, concediti qualche innocente distrazione” sospirò Ines. Erano già passati due anni ma a me sembrava ieri, il dolore era troppo vivo, ancora troppo forte. Mi ritirai in camera, i miei bimbi dormivano tranquilli ed anch'io ero davvero stanca. Passai una notte un po' agitata, la giornata precedente, così inusuale per me e il pensiero della festa avevano lasciato il segno. La mattina mi svegliai stanchissima al contrario di Ramona ben riposata e pronta per bagnetto e colazione. Era sempre la prima a svegliarsi seguita da Ricardo, mentre Carmen ed Enrique erano i più dormiglioni. La domenica non si va a scuola quindi potevano poltrire un po' di più a letto, ma per le dieci tutti pronti per andare a messa. Mezza assonnata scesi coi piccoli in cucina, Ines era già ai fornelli. Stavo imboccando Ramona quando suonarono alla porta. Chi poteva essere così presto di domenica?Consuelo corse da me avvisandomi che avevano consegnato un grosso pacco per Maria Martinez. Un pacco per me e lo consegnano di domenica? Lasciai Ramona ad Ines e andai curiosa in sala. Sul tavolo una grossa scatola bianca chiusa da un nastro rosso. Lo spacchettai e dentro trovai l'abito da sera provato il giorno prima, il bigliettino che l'accompagnava era di poche parole – indossalo questa sera, Armando – proprio non sopportava un no! Ines mi raggiunse coi bimbi e nel vedere il vestito rimase a bocca aperta “E' bellissimo Maria!” e dietro lei Carmen, Consuelo ed Antonio, accorsi incuriositi dal pacco, facevano commenti davvero entusiasti.. “Immagino sia il vestito di cui mi hai parlato?” mi chiese Ines, Feci cenno di si con la testa. “Maria, quell'uomo ti ha messo gli occhi addosso...per rispetto vai al suo ricevimento, ma poi liberati di lui, o prevedo guia...ricorda che quando vuole qualcosa la ottiene sempre!” “Va bene andrò a questo benedetto compleanno e poi chiuso!”. Erano quasi le venti, il vestito mi stava d'incanto, solo i tacchi, a cui non ero abituata, mi davano un po' fastidio. Anche i capelli col nuovo taglio erano perfetti. Mancava solo un gioiello, optai per gli orecchini appena comprati. La macchina arrivò puntualissima. Prima di uscire Ines ed Antonio mi fecero complimenti e raccomandazioni, come due genitori. Solo i miei figli più grandi mi tenevano il broncio, non gradivano che la loro mamma uscisse di sera, mi volevano solo per loro. Promisi di tornare presto. Li abbracciai e li affidai ad Ines “Vai tranquilla, ai bimbi pensiamo noi!” . La tenuta di Armando Gonzaga era più vasta della mia ed anche più ricca. L'autista fermò la macchina dopo circa mezz'ora davanti ad una meravigliosa villa. Mi aspettavo di vedere tante macchine, tanti invitati invece niente e nessuno, un gran silenzio. Scesi dall'auto ed un elegantissimo Armando mi venne incontro. “Benvenuta mia cara...sei davvero stupenda...sei..sei molto bella” e baciandomi la mano mi portò nella sua casa. Tutta rossa per l'imbarazzo dissi piano “Grazie per il vestito...non dovevi”. “E' un capo unico e volevo vederlo indossato solo da te” sussurrò sorridendo. “e gli altri ospiti?” domandai curiosa “Non ci sono gli altri ospiti, questo compleanno voglio festeggiarlo solo con te!” Ma cosa si era messo in testa! I timori di Ines erano fondati, quell'uomo voleva me, poteva avere tutte le donne ai suoi piedi, ma chissà per quale ragione voleva me. Forse per vendicarsi di Ramon che lo evitava o perché voleva convincermi a vendergli la terra. Per scoprirlo davvero dovevo stare al suo gioco, poi lo avrei liquidato senza troppi complimenti. Ero stata l'unica persona capace di tenergli testa e questo doveva averlo molto infastidito quindi voleva conquistarmi per dimostrare che tutti cedono a lui, ma aveva fatto male i suoi conti. “Vuoi festeggiare solo con me, perché?” “Semplice, mi piaci, mi piace il tuo carattere, sei una donna in gamba, sei forte...mandi avanti da sola famiglia e tenuta, eppure sei così giovane...ti ammiro!” Sembrava sincero. Mi fece accomodare in una stupenda sala da pranzo finemente arredata, con un tavolo apparecchiato per due, accanto ad esso, immobili in attesa di ordini, un maggiordomo ed una cameriera vestiti con la classica tenuta da servizio. Armando lanciò uno sguardo all'uomo che scattò spostandomi la sedia e lo stesso fece con lui. Pregiati candelabri illuminavano la sala, già mi sentivo male all'idea di chissà quali prelibatezze ci sarebbero state servite, io che amavo la cucina semplice. Rimasi davvero stupita quando ci portarono pietanze tipicamente italiane. “In tuo onore mia cara!” esclamò con un sorriso Armando. Dovevo ammettere che una cena del genere era una piacevolissima sorpresa. “Ma è la tua festa non la mia!” lo rimproverai, “mi sembra che i regali li stia ricevendo io e non tu! “ Il regalo, che sbadata! Lo avevo lasciato in macchina. Una preziosa bottiglia di vino italiano che avevo fatto prendere dalla fornitissima cantina di Ramon, che pur essendo astemio, amava collezionarlo, la stessa passione di Armando. Mi resi conto dell'ottima scelta dalla sua reazione. “E' un regalo grandioso, grazie mia cara...Perdonami ma vado a riporlo io stesso nella mia cantina, è troppo prezioso e ci vuole molto riguardo!” Si allontanò visibilmente soddisfatto, tornò poco dopo con un bel sorriso. Terminata la cena mi portò in un accogliente salotto con divano e poltrone antiche, sontuose, alle pareti quadri d'autore e mobili in stile. Gonzaga era senza ombra di dubbio molto ricco e raffinato. Sul divano si accomodò accanto a me prendendomi la mano, che imbarazzo! Così vicini! L'unico uomo della mia vita era stato Ramon. Armando era affascinante, di un'eleganza unica, un vero signore, peccato fosse così duro e senza scrupoli nei suoi affari. “ Mia cara”iniziò con voce delicata “mi piaci molto, lo avrai capito” “ci siamo”pensai, è ora di tornare a casa ma la curiosità era troppo forte. “Io...sono un uomo solo ed ormai di un'età, ho avuto tante donne ma tutte interessate a ciò che possiedo, non certo a me. Ramon è stato molto fortunato ad incontrarti ed io l'ho invidiato per questo. Hai dei bei bambini, tutti ti amano...anch'io vorrei essere amato ed avere un figlio a cui lasciare tutto ciò che possiedo...ma non posso più aspettare...ormai...vorrei che fossi tu a darmi un figlio e magari ad amarmi..” Dire che rimasi senza parole è poco. “Capisco”continuò “che la mia proposta ti avrà turbata, ma non dirmi di no...pensaci! So di avere la fama di un uomo duro, privo di sentimenti...ma un uomo può cambiare se accanto a lui c'è la donna giusta...” Mi guardava negli occhi, non aveva più l'aspetto arrogante dell'uomo che tutto ha e tutto può avere, sembrava fragile. “ Sono lusingata delle tue attenzioni, Armando” dissi “Ma ho già quattro figli e nel mio cuore c'è Ramon!”. “Lo so” mi interruppe “non voglio prendere il suo posto, ti chiedo solo di farmi entrare nella tua vita e di volermi un po' di bene...regalami la gioia di un erede, sono vecchio e vorrei provare questa emozione!”. Così dicendo si avvicinò ancora di più mi accarezzò i capelli e mi baciò prima dolcemente poi con passione. Ma cosa stavo facendo! Lo allontanai e mi alzai di scatto. “Si è fatto tardi devo proprio andare!” detto ciò mi avviai con le guance infuocate verso la porta. Lui si alzò in silenzio, si aggiustò con la mano i capelli e mi seguì. “ Perché non rimani questa notte, Maria?” lo disse con un fil di voce. “Non posso...i bambini..e poi..non credo...non sono pronta per...” che situazione imbarazzante. Lui capì e chiamò il suo autista per farmi riaccompagnare. “Promettimi che tornerai da me e che mi penserai...ti prego!” Mentre salivo in macchina lo guardai, non aveva nulla dell'uomo prepotente che tutti conoscevano e temevano, innanzi a me c'era un uomo solo, bisognoso di essere amato. “Si...tornerò...” lo dissi sottovoce in preda a mille emozioni. Chiuse la portiera e mi sorrise. Davvero affascinante, così alto e prestante dimostrava molti anni di meno. Non dubitavo che molte donne fossero cadute ai suoi piedi e..pensai..non solo per i suoi soldi. Tornata a casa mi rifugiai subito in camera mia, mi sentivo molto agitata ed anche emozionata per tutte quelle attenzioni. Ines aveva portato il lettino di Ramona nella sua stanza, le fui grata per questo, avevo proprio bisogno di rimanere da sola con i miei pensieri. Presi sonno a notte fonda e la mattina mi svegliai più tardi. Ines si era già occupata dei bambini lasciandomi riposare ancora un po'. Scesi in cucina per colazione, consapevole della marea di domande alla quale sarei stata sottoposta da Ines ed Antonio. Quando raccontai della proposta di Armando Ines si lasciò cadere sulla sedia e facendosi aria col tovagliolo borbottava “lo sapevo, lo sapevo che ti aveva messo gli occhi addosso, ho fatto male a consigliarti di andare alla sua festa, Madre de Dios, quello non ti darà più pace!” Antonio ascoltava in silenzio, sorseggiando il suo caffè, infine sbottò “Finiscila, Maria è giovane e carina, è normale che prima o poi qualcuno si faccia avanti con lei...ed è giusto, vuoi che rimanga sola per sempre? Armando Gonzaga è un ottimo partito e a quanto pare è seriamente interessato a lei, si può dire di tutto di quell'uomo ma non che manchi di rispetto a qualcuno o ad una parola data. E poi Maria ha dei figli...il loro futuro sarebbe ancora più roseo e sicuro!” Antonio riprese a bere il suo caffè mentre Ines ed io lo fissavamo incredule. Lui non sopportava Gonzaga ma mi amava come una figlia e desiderava il meglio per me, ed “Armando Gonzaga” lo era in assoluto. Ines pensierosa torturava il tovagliolo che teneva tra le mani. “Io amo Ramon” dissi sottovoce. “Ramon non c'è più tesoro ed Antonio ha ragione, con Gonzaga sarai in buone mani...pensi...anzi sono certa che il tuo povero marito approverebbe...devi tornare a vivere anche come donna.” Mi ritirai nella mia stanza, stavo bene con i miei figli, mi piaceva la mia vita ma mi turbava il sapere Armando così solo. Decisi di pensare ad altro, c'erano parecchie cose riguardanti la tenuta da controllare e i piccoli mi reclamavano. I giorni trascorrevano tra lavoro e famiglia, Armando mi mandava fiori e mi telefonava per un appuntamento ma io prendevo tempo, non mi sentivo pronta per una relazione. Ines ad ogni mazzo di fiori che arrivava scuoteva la tesat ma non diceva una parola, lo stesso Antonio. Purtroppo, un tranquillo pomeriggio d'estate accadde qualcosa di terribile. Stavo dando la merenda ai bambini quando stravolto entrò in casa un nostro lavorante. Urlava, parlava di corsa tutto agitato. Antonio cercava di calmarlo per capire cosa era accaduto, mentre Ines gli dava da bere. “Cosa succede?” domandai spaventata. “Il fuoco senora!...gli alberi..tutto a fuoco...un incendio sta distruggendo tutto, è stato Pedro si è ubriacato...poi fumava si è addormentato e tutto ha preso fuoco. Ci sono tanti uomini che cercano di spegnerlo...anche el signor Gonzaga coi suoi uomini!” “Madre de Dios!” esclamava Ines mentre Antonio saltava sulla jeep e correva a vedere la situazione. Uscimmo fuori in giardino, da lontano si vedeva alzarsi del fumo. “Devo andare anch'io!” esclamai, ma Ines me lo impedì. “Ci sono tanti uomini che sanno cosa fare, tu stai qui con i bambini, saresti solo d'intralcio laggiù” Aveva ragione. Le ore passavano, a “Casa Esmeralda” eravamo in trepida attesa di notizie. Solo verso sera il fumo da lontano pareva diminuire. Ci vollero ancora parecchie ore prima di vedere rientrare Antonio e non da solo, Armando era con lui, sporchi e sfatti dalla stanchezza. Ines portò subito qualcosa da bere mentre loro si accasciavano sulle poltrone. Li guardavo in silenzio, non osavo chiedere nulla. “Un disastro” annunciò Antonio “ quel pazzo di Pedro...lo dicevo che bisognava cacciarlo, ha lasciato un mozzicone acceso ed è partito il fuoco...tutto il raccolto di frutta è andato perduto, mi spiace Maria, abbiamo fatto il possibile, grazie anche all'aiuto del signor Gonzaga e dei suoi uomini lo abbiamo spento, ma il danno ormai era fatto!” Antonio si prese la testa tra le mani. Mi lasciai cadere sulla sedia, non sapevo cosa dire. Armando mi fissava in silenzio, poi si alzò e avvicinandosi mi mise una mano sulla spalla. “Non preoccuparti, sistemerò tutto io, ora ci vuole solo un bel bagno ed un po' di riposo, domani mi occuperò di ogni cosa!” Gli sorrisi riconoscente. “Vuoi fermarti qui? La camera degli ospiti è già pronta e se avete fame possiamo prepararvi qualcosa!” “Grazie” rispose “accetto volentieri, sono molto stanco, faccio solo una telefonata per avvertire che resto fuori!” Ordinai a Carmen di preparare un bagno caldo per l'ospite mentre Ines si occupava del mangiare e del povero Antonio. Io andai in camera mia a prendere qualcosa di pulito, era la prima volta dopo tanto tempo che aprivo l'armadio di Ramon. Presi una camicia e dei pantaloni. Avevo lavato e stirato tutta la roba di mio marito, riponendola con cura nel suo armadio e spruzzandola col suo profumo. Avvicinai la camicia al mio viso, che emozione risentirne ancora la fragranza. Scesi da Armando che stava riattaccando il telefono. “Spero siano della tua misura!” “Andranno benissimo” e mi seguì verso la sua stanza. Gli mostrai il bagno voltandomi per andarmene ma lui mi afferrò il braccio tirandomi a sé, mi baciò con impeto e stringendomi ripeteva “ sistemerò tutto io, piccola, non preoccuparti!” Lo ringraziai riuscendo con delicatezza a divincolarmi da quella stretta. “Fai il bagno e rilassati, domani penseremo al resto” e scappai in cucina ad aiutare Ines. I bambini dormivano, per fortuna gli avvenimenti della giornata non avevano tolto loro il sonno, come a noi grandi. Ines non parlava ma si capiva che era molto preoccupata, come me del resto “Se i frutteti sono andati distrutti Maria” sbottò d'un tratto “sarai costretta a licenziare tante persone...povera gente...hanno tutti famiglia...maledetto ubriacone, tu gli hai dato un lavoro quando non lo voleva nessuno e lui guarda come ti ha ripagato! Povera Maria, poveri ragazzi!” “Stai tranquilla, non licenzierò nessuno, Gonzaga si è offerto di aiutarmi, domani valuteremo i danni e poi deciderò cosa fare” risposi secca. “ Sai cosa significa questo Maria...?” mi fissava dritto negli occhi aspettando la mia risposta.  

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