domenica 18 ottobre 2015

..continuazione..romanzo - L'ORA DI RICOMINCIARE


Fece fermare l'auto davanti ad uno di questi che in vetrina aveva raffinati abiti da sera. L'autista aprì la portiera e Armando mi invitò a scendere. "Voglio farti vedere qualcosa di veramente speciale, questo è il negozio di un caro amico che vende abiti da favola!" Scesi dall'auto ed entrai con lui, inizialmente poco entusiasta dell'idea, gli abiti da sera proprio non mi interessavano, data la mia inesistente vita mondana, ma quando vidi tutti quei vestiti uno più bello dell'altro, rimasi incantata. Armando chiacchierava col proprietario mentre una signora molto gentile mi mostrava i vari capi. I prezzi facevano venire la pelle d'oca, mai avrei speso tanti soldi per un vestito, conoscevo bene il valore del denaro e i sacrifici che si fanno per guadagnarlo. Alla mia famiglia non mancava nulla ma la nostra era una vita semplice, senza eccessi. " Perché non provi quello?" Armando si era avvicinato a me e mi indicava un abito nero lungo, di linea leggermente aderente con uno spacco laterale orlato da un raffinato disegno di strass, un pò scollato sul davanti ma con le spalle coperte ed una mezza manica appena accennata. Decisamente fine ed elegante sul manichino ma su di me avrebbe perso tutto il suo fascino. "Non sono abiti per me questi, non ho proprio il fisico..." "Perché dici questo? Su provalo...così solo per divertirti" incalzò lui. Non ero molto convinta ma decisi di accontentarlo. Nonostante le gravidanze il mio corpo era rimasto quasi uguale, solo un pò più formoso, l'altezza purtroppo era quella, ma dovetti ammettere che non mi stava niente male, niente male davvero. Un complimento d'approvazione mi venne da Armando che aggiunse "Domani sera ci sarà la festa per il mio settantesimo compleanno, vorrei che tu accettassi di venire con indosso quel vestito, ne sarei davvero lusingato!" Una festa? E per giunta a casa dell'uomo più odiato e invidiato della zona? Rifiutare l'invito mi sembrava scortese, era stato così gentile con me, ma accettare significava affrontare i timori e le ritrosie di chi mi stava vicino "Mi farebbe piacere"risposi "ma sai ci sono i bambini e poi...non amo le feste" "Niente scuse"mi interruppe"domani sera il mio autista verrà a prenderti alle venti e tu indosserai quell'abito!" Non mi lasciò modo di replicare, si voltò e raggiunse il proprietario del negozio, lasciandomi con la signora che sorrideva sorniona. "Lei è una signora molto fortunata, non è da tutti ricevere le attenzioni del signor Gonzaga, deve sentirsi lusingata". Detto questo la donna aprì la porta del camerino dove entrai per togliermi il vestito. Che giornata strana! Io che esco dopo mesi a fare spese, l'incontro con Gonzaga, la prova di un vestito favoloso e addirittura l'invito ad una festa, tutto questo stava capitando a me, la persona più semplice e riservata della terra. Stavo sognando non c'era un'altra spiegazione, peccato che questa volta mancava Rita a darmi un bel pizzicotto. Quel vestito era bello ma anche troppo costoso, decisi che era meglio lasciar perdere tutto, si era fatto tardi e dovevo tornare dai miei figli, alla mia vita di sempre. Mi rivestii in fretta, riconsegnai l'abito alla signora, che rimase molto delusa dalla mancata vendita, ed andai da Armando pregandolo di riaccompagnarmi a casa "E il vestito?" mi domandò stupito "Non fa per me!" risposi e ringraziai il proprietario per avermelo fatto provare. Armando farfugliò qualcosa all'uomo poi salutò e mi aprì la porta senza parlare. Subito l'autista ci venne a prendere. Lungo la strada del ritorno notai che Armando era piuttosto contrariato, evidentemente non gradiva alcun rifiuto. Comunque a me interessava solo tornare a casa dai miei figli e dal loro i miei regali. Giunti a "Casa Esmeralda" l'autista prese i pacchi e li portò in casa mentre io salutavo e ringraziavo di tutto Armando. "Ti voglio alla mia festa domani sera e, mia cara, non accetto rifiuti!" disse nervosamente congedandosi con il baciamano. Mentre l'auto si allontanava pensai che quello più che un invito sembrava un ordine, ma io non accettavo ordini da nessuno e non temevo di certo Armando Gonzaga. Rientrai a casa ed i bambini mi corsero incontro festosi, Ines ed Antonio invece stavano zitti e immobili accanto alla porta e mi fissavano stupiti.

Nessun commento:

Posta un commento