sabato 3 ottobre 2015

IL MIO RACCONTO DI OGGI - "CONDOMINIO SOLE"



CONDOMINIO SOLE

"Condominio Sole"...un tempo forse, ora di solare il mio palazzo non aveva proprio più niente. La facciata era scrostata in più punti, i balconi perdevano i pezzi e il marmo delle scale  era scuro e scheggiato qua e là. L'ascensore funzionava ancora ma cigolava, sembrava un lamento che cessava ad ogni pianerottolo per riprendere alla chiamata successiva. Il ritorno a casa dopo un giorno di stressante lavoro all'ufficio imposte, a contatto con gente arrabbiata per le tasse sempre più care, non era certo rigenerante. Mentre parcheggiavo la macchina mi chiedevo perché mi ostinassi ad abitare ancora lì. In fondo ero solo e gli altri inquilini dopo dieci anni lì li conoscevo appena, niente mi impediva di vendere il mio appartamento e andarmene. Già andare via...ma dove? Ormai quella solitudine e quella vita abitudinaria erano tutto ciò che avevo. Anche di quel palazzo, nonostante tutto, non potevo più farne a meno. L'ascensore cominciò a salire facendo il solito triste lamento. Io guardavo lo strano uomo che avevo di fronte, era davvero particolare. Piccolo di statura, indossava una giacca marrone a righe bordeaux, pantaloni rossi e scarpe nere lucide con la punta bianca. La camicia si intravedeva appena ma sembrava di un rosa pallido. Un piccolo cravattino rosso con minuscoli pois bianchi ed un cappello scuro, tipo Borsalino, completavano questo, a dir poco, bizzarro abbigliamento. Gli occhi verdi molto vispi, il naso un pò a patata e le gote leggermente arrossate lo rendevano simpatico alla vista. Improvvisamente gli chiesi:" A che piano si ferma?" Ed egli, con una voce un pò roca, mi rispose lapidario:" Al suo!". Al mio, pensai, che strano, eppure un tipo così stravagante lo avrei notato di sicuro! E perché mai avrei dovuto notarlo. Tutti i condomini di questo palazzo si fanno i fatti loro, nessuno rivolge più di un freddo "ngiorno" o "buonasera", proprio se si trova con te sull'ascensore, già...questo palazzo è cupo e malconcio ed anche i suoi abitanti  sono grigi e, purtroppo, lo sono diventato anch'io. Giunti al piano la porta dell'ascensore si aprì ed in silenzio uscimmo insieme sul pianerottolo. L'uomo si diresse verso l'appartamento n°19, io invece, rimasi fermo a guardarlo mentre prendeva le chiavi per aprire la sua porta. Prima di entrare si rivolse a me:" Robert - disse con un sorriso - venga a prendere un caffè, se vuole naturalmente!" Conosceva il mio nome! Rientrai nel mio grigio appartamento n°19, ma giusto il tempo per posare giacca e valigetta, poi andai a suonare alla porta n°19. Bill, così si chiamava, mi aprì e sorridendo mi fece entrare. La sua casa era come lui, colorata, stravagante e calda, piena di quadri e oggetti di ogni sorta, così accogliente da farmi sentire felice. Bill era solo come me e con i colori riempiva la sua solitudine. Mi confessò che spesso con l'ascensore faceva su e giù nella speranza di scambiare due parole con qualcuno, ma alla fine era diventato scorbutico anche lui. Iniziò una bella amicizia e insieme decidemmo di cambiare le cose. Dopo molte vivaci riunioni condominiali, riuscimmo a fare approvare i lavori di ristrutturazione del palazzo. Ora il "Condominio Sole" è tornato al suo antico splendore. Muri pitturati, piante nei pianerottoli, marmi chiari sulle scale, balconi fioriti e ascensore nuovo che non cigola più. I condomini non sono più così freddi, ci si saluta con un sorriso e ci si ferma a chiacchierare per le scale. Bill non è più solo ed io ho invitato a cena la signorina Lisa dell'appartamento n° 20, è così carina e dolce, mi domando come ho fatto a non accorgermi di lei per così tanto tempo. 


                                                                 FINE  



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