domenica 1 novembre 2015

TARQUINIO DETTO "IL PRISCO" (terza e ultima parte)


MIO PADRE ROBERTO

Papà stava poco a casa, ma quando tornava dai suoi viaggi era sempre una festa! Arrivava carico di regali per tutti e soprattutto per me. Il tempo che correva tra un viaggio e l'altro lo trascorrevamo sempre insieme. Anche la mamma prendeva qualche giorno di riposo e per un po' eravamo una vera famiglia. Passeggiate, gite, giochi e pomeriggi ad ascoltare le avventure che papà aveva vissuto durante il suo lavoro. Un giorno poi lo dedicava completamente alla nonna, li lasciavamo soli io e la mamma, liberi di abbracciarsi e coccolarsi con grande affetto. Era un bell'uomo papà, alto un metro e ottanta, occhi azzurri, capelli chiari, una barba piuttosto rada ed un paio di occhiali da professore. Si era laureato col massimo dei voti in archeologia e subito era entrato a far parte dell' équipe archeologica di un famoso professore e al suo seguito aveva cominciato a viaggiare, ma prima aveva voluto sposare mia madre, sua fidanzata da molti anni. Così dalla Lina si festeggiarono due avvenimenti, la laurea e il matrimonio dei miei genitori. Papà aveva conosciuto la mamma proprio alla trattoria della Lina dove, ancora studente, andava a mangiare quando sua madre rimaneva in negozio per qualche lavoro extra. Gli era piaciuta subito quella brunetta minuta dai grandi occhi nocciola. Si chiamava Lucia, aveva modi gentili ed era molto carina. Credo sia stato amore a prima vista, dato che cominciò a corteggiarla timidamente e lei contraccambiò subito le sue attenzioni. Anche a mamma piaceva quel giovanotto educato, gentile, carino e sempre carico di libri. Iniziarono a frequentarsi e presto divennero inseparabili. Anche i loro genitori approvarono senza problemi il loro fidanzamento e dopo la laurea di papà si sposarono. Mamma sapeva che il lavoro di mio padre lo avrebbe portato spesso e per lungo tempo lontano da lei, ma accettò la situazione e sinceramente non l'ho mai sentita lamentarsi. Quando arrivai io papà era a casa. Fu lui a decidere il mio nome e la mamma, anche se non era molto entusiasta, non si oppose (purtroppo per me). L'ultima volta che lo vidi fu sulla soglia di casa intento a caricare sul taxi le valigie per l'ennesimo viaggio. Ma quello fu l'ultimo e non tornò più: un incidente aereo lo portò lontano per sempre e distrusse la vita di ogni persona che lo amava. La mamma non fu più la stessa, cadde in una profonda depressione e decise di lasciare il lavoro, nonostante la Lina avesse tentato di tutto per dissuaderla. Da allora si occupò di me, del nonno e di nonna Amelia a tempo pieno, ma era sempre triste e credo di non averla vista più sorridere. Nonna Amelia non ci mise molto a raggiungere suo figlio, il dolore le aveva minato il cuore e una mattina non si svegliò più. La mamma la trovò come addormentata mentre tra le mani stringeva la foto di papà. Io non versai una lacrima, sentivo solo un nodo alla gola che mi impediva di parlare e per parecchio tempo mi chiusi in un malinconico mutismo. Né nonno Gino né la mamma riuscivano a sbloccarmi ed erano molto preoccupati per me. Senza saperlo ci pensò “IL BOSS” a darmi una mano. Tornato a scuola dopo la morte di mio padre, lui mi si avvicinò insieme agli altri compagni, mi abbracciò forte e con la voce rotta dall'emozione mi disse: “Coraggio amico, non sei solo, noi siamo con te e ti vogliamo bene!” . Poi si spostò e lasciò che anche SPILLO, PROFUMO, LECCHINO, PELO ROSSO, QUATTROCCHI, ZOPPETTO e gli altri mi abbracciassero. Fu allora che scoppiai in un pianto dirotto, mi sbloccai e ripresi a parlare, la prima parola che dissi fu: “Grazie.” . Sono trascorsi molti anni da allora, ho continuato gli studi con profitto e mi sono laureato in ingegneria. Non ho mai avuto problemi economici, anzi, appena maggiorenne, sono entrato in possesso dell'eredità di papà e della nonna poi, quando nonno Gino ci ha lasciato, ha voluto nominare me unico erede lasciandomi, a sorpresa, un buon capitale. Lo stesso fece la Lina anche lei senza famiglia, nominò me suo erede. Quando mancò fui convocato da un notaio e mi resi conto quanto quel meraviglioso donnone volesse bene alla mia famiglia e soprattutto a me. Ero ricco e buoni investimenti mi resero ancora più ricco, incredibilmente ricco! “Posso controllare se è tutto a posto?” La voce dell'avvocato mi riportò alla realtà. “Perfetto, complimenti Signor Tarquinio, ora lei possiede una squadra di calcio!”. “ Il Signor Tarquinio” non aveva né riso né commentato la particolarità del mio nome, anzi era molto ossequioso e come poteva non esserlo con quello che pagavo! Quando rimasi solo nel mio ufficio ripensai al “BOSS”. Desiderava tanto studiare, farsi una posizione, comprarsi una squadra di calcio tutta sua e invece la sua famiglia ebbe gravi problemi finanziari. Dopo le medie fu costretto ad andare a lavorare buttando i suoi sogni chissà dove. Ricordo quando venne da me, disperato per aver perso il lavoro, chiedendomi umilmente se potevo fargli fare qualche lavoretto. Subito lo assunsi in una mia azienda e gli diedi un buon posto. Dimostrava molti più anni e non aveva più niente del baldanzoso ragazzino che tutti rispettavano. Si vedeva che la vita non era stata generosa con lui. Non si era mai sposato, era solo come me. Spesso lo invitavo a casa mia per qualche partita a carte o a dama o anche per guardare le partite di calcio in televisione. Spesso ricordavamo il passato e la nostra divenne una grande amicizia, ma forse lo era sempre stata. Da lui ebbi notizie sui nostri vecchi compagni di scuola che avevo perso di vista dopo che, rimasto solo con mamma, mi trasferii in un'altra città. Seppi che Roberto, “LO SPILLO” aveva messo su una bella pancetta, faceva il meccanico ed aveva tre figli; “LO ZOPPETTO” era maestro elementare, anche lui si era sposato ed aveva due figli. Stranezze della vita, ora insegnava proprio nella nostra vecchia scuola! Sergio, “PELO ROSSO” era partito in cerca di fortuna e l'aveva trovata in Germania, diventando un noto ristoratore; Carlo, “QUATTROCCHI” faceva il medico, mentre Tonio “PROFUMO” aveva aperto un negozio di parrucchiere uomo-donna. Entrambi erano sposati con un figlio ciascuno. E Gianni “IL LECCHINO”? Di lui si erano perse le notizie, si era trasferito con la famiglia in Francia e nessuno aveva saputo più niente di lui. IL BOSS ed io comunque lo immaginavamo avvocato, dottore o professore, assolutamente single per non essere distratto da problemi familiari o da libri. Era bello chiacchierare col “BOSS” e il fatto più divertente è che non ci chiamavamo per nome, continuavamo ad essere semplicemente “BOSS” e “PRISCO”. “IL BOSS” sognava una squadra di calcio, io ora ne possedevo una. Non era una grande squadra, ma aveva ottime possibilità. In realtà l'avevo comprata per lui, per regalargli un sogno, l'avrei aiutato economicamente a mantenerla. Poi, appena fosse stato in grado di gestire da solo la società, gliela avrei ceduta. Non avevo mai dimenticato il coraggio che mi diede dopo la morte di mio padre e se ero diventato un uomo importante, lo dovevo anche a lui. Tarquinio, cinquant'anni e già uomo affermato, tanta beneficenza per ringraziare di essere stato così fortunato e tanta solitudine, perché senza gli affetti più cari. Mia madre Lucia era ancora viva ma stava in un'elegante casa di riposo, necessitava di continue cure mediche, non viveva più in questa realtà. A malapena mi riconosceva quando andavo a trovarla e non ricordava neppure il suo nome. Odiavo il mio nome, ma avrei dato qualsiasi cosa per tornare ad essere il piccolo Tarquinio “IL PRISCO” , qualsiasi cosa per rivedere mio padre che sbuca dalla porta pieno di pacchetti col suo sorriso accattivante mentre grida : “Sono tornato!”, qualsiasi cosa per rivedere il nonno che pesca, seduto sul suo sgabello con in mano la canna e lo sguardo malinconico perso nell'orizzonte. Qualsiasi cosa per rivedere nonna Amelia che gira tutta infarinata per cucinare mentre, cantando, mi prepara i biscotti. Qualsiasi cosa per essere stritolato dall'abbraccio della Lina. Qualsiasi cosa per risentire mia madre strillare al mio rientro tutto sporco dalla partita di pallone. Qualsiasi cosa per ritornare ad essere “TARQUINIO IL PRISCO”, anche solo per un po'. Qualsiasi cosa, qualsiasi cosa....Ma ormai tutto questo è storia, la mia storia che si perde tristemente tra mille altre storie.


FINE

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