Le bimbe dormono, è il momento giusto per iniziare a scrivere nel mio blog.
Inauguro il mio primo romanzo a puntate..lo dedico alle mie amiche romantiche e sognatrici, a tutte quelle persone che si fanno trasportare dalla magia di questo forte e magico sentimento!
Buona lettura...la seconda parte..fra una settimana circa!
PAPERELLA
N° 13
Il Luna Park, come ogni anno per le festività
natalizie, era puntualmente giunto in città. Rita, Francesca ed io
lo aspettavamo sempre con ansia. Da cinque anni eravamo diventate
amiche inseparabili, a scuola e nella vita, e quello era diventato
per noi un appuntamento imperdibile che ci regalava qualche momento
di spensieratezza staccandoci dalle fatiche scolastiche. Quest'anno
purtroppo sarebbe stato l'ultimo appuntamento perchè, conseguita la
maturità, le nostre strade si sarebbero divise, forse per sempre.
Rita, la pratica del gruppo, dopo l'esame aveva programmato di
partire per la Francia dove desiderava vivere e lavorare; Francesca,
la secchiona, avrebbe raggiunto i nonni in Sicilia e là continuato
gli studi all'università stabilendosi definitivamente nella terra
d'origine; io, la sognatrice, desideravo solo un lavoro ed un uomo
con cui sposarmi e avere tanti bambini. Che trio! Tutte le nostre
compagne di scuola ci invidiavano. Tre amiche vere, sincere ed
inseparabili, pronte ad aiutarsi in ogni difficoltà. Ma la vita è
fatta anche di scelte ed era giusto che ognuna di noi seguisse le
proprie aspirazioni, certo mantenendoci in contatto per telefono o
lettera, ma difficilmente le nostre vite si sarebbero nuovamente
incontrate. Comunque avevamo davanti a noi ancota parecchi mesi prima
della separazione e c'eravamo riproposte di non pensare a cose
tristi, il nostro motto era – Divertirsi per le feste e basta! -
Tutto era organizzato: incontro alla fermata del bus, soldi
risparmiati da tutte e tre nella borsa e divertimento fino alle
venti, ora del ritorno a casa. Durante una di queste allegre
escursioni accadde qualcosa che cambiò la mia vita. Rita come al
solito insisteva per entrare nel tunnel dell'orrore. Tutti gli anni
la stessa storia, lei si divertiva da matti mentre a Francesca e me
non piaceva per niente. Questa volta decidemmo di divertirci, ognuna
al suo gioco preferito e poi ritrovo al bar del Luna Park ad una data
ora. Rita corse al tunnel, Francesca all'otto volante ed io, meno
amante del rischio, ai giochi della pesca degli anelli e del tiro a
segno. Giocando agli anelli avevo vinto un orologino ed un peluche,
mi divertivo e non mi ero resa conto di essere in ritardo per
l'appuntamento al baretto, così appena guardai l'ora mi venne un
colpo. Presi i premi e cominciai a correre verso il punto di ritrovo,
purtroppo nela corsa tra la gente non mi accorsi della corda di un
tendone ed inciampai. Avrei sicuramente preso una bella facciata se
due braccia forti non mi avessero afferrato al volo. „Attenta
senorita...vuol passar le fieste all'ospital?” Lo sconosciuto
parlava uno strano italo-spagnolo. Quando alzai gli occhi, tutta
rossa per la vergogna della figuraccia, rimasi a bocca aperta, quello
che mi teneva tra le braccia era un uomo bellissimo, alto, bruno e
riccio, occhi scuri penetranti, sorriso decisamente accattivante. Non
appena mi ripresi dallo choc della caduta e di quella visione riuscì
solo a sussurrare „grazie”. L'uomo divertito dal mio imbarazzo
rispose „de nada!” Scappai via più rossa di un pomodoro e
raggiunte Rita e Franci, che già brontolavano per il mio ritardo,
non parlai dell'incidente. Sul bus del ritorno le mie amiche
chiacchieravano divertite, io fingevo di ascoltarle ma in realtà
pensavo al ragazzo spagnolo che per qualche istante mi aveva tenuto
tra le braccia. Che brividi! Giunte alla fermata del ritorno ci
salutammo dandoci appuntamento per l'indomani. Non parlai di quanto
era successo con le mie amiche, strano, quella era la prima volta che
avevo un segreto tutto mio. Il pomeriggio del giorno dopo fu un „tour
de force”, Rita era scatenata, ci fece fare tutti i giochi e
Francesca la seguiva entusiasta. Ad un certo punto decisi che ne
avevo abbastanza e lasciai che lro due entrassero nella casa degli
specchi mentre io mi cimentai nella pesca delle papere. Con la canna
già da un pò avevo puntato la n°13, volevo quella ma non riuscivo
ad acchiapparla. Improvvisamente da dietro due mani forti presero le
mie ed una voce che già conoscevo mi sussurrò all'orecchio: „Non
hai mira te aiuto io!” In men che non si dica la papera penzolava
dalla mia canna. Mi voltai trovandomi nuovamente tra le braccia di
quel meraviglioso uomo del giorno prima. Le parole non mi uscivano
per l'emozione così parlò lui „Senorita, è il destino che ce
vuole insieme, posso offrirte qualcosa al baretto?” Stavo per
rispondergli quando giunse il proprietario del baraccone col premio
vinto: una collanina con appesa una paperella n°13. „Te la posso
allacciar?” contiuò nel suo simpatico italo-spagnolo. „Si!” ed
alzai i capelli voltandomi „ Me chiamo Ramon, encantato de
conoscerte, allora vamos al bar?” . „Si grazie!”. Avevo la gola
secca per l'emozione ed una bibita era quello che ci voleva. Seduti
al tavolino cominciammo a conversare, Ramon usava una lingua tutta
sua che lo rendeva divertente e molto affascinante. Si trovava in
Italia per trascorrere le vacanze di Natale ed aveva scelta la
Riviera Ligure su consiglio di amici. Piuttosto schivo ai
divertimenti, il giorno prima aveva accettato l'invito di un amico a
fare un giro al Luna Park e stava andandosene via quando mi salvò
dalla rovinosa caduta. „E' stato el momento più bello della
giornata!”esclamò sorridendo, facendomi arrossire. „Per questo
sono tornato, speravo de rivedere la mia bella senorita destratta, ed
il destino ha voluto de si!”. Era tornato per me? Quella specie di
adone che faceva girare e sbavare ogni donna che passava vicino al
nostro tavolo, sperava di rincontrarmi? Stavo sognando, una come me
non poteva aspirare a tanto. Lo specchio era il mio nemico n°uno, ci
vedevo sempre dentro una brunetta insignificante destinata a rimanere
zitella. Le mie amiche mi prendevano in giro per questa mia
convinzione, sostenevano che ero carina, formosa, intelligente e che
purtroppo zitelle sarebbero rimaste loro. Francesca aveva un viso
delizioso ed i capelli lunghi e biondi, ma era alta e molto magra e
questo per lei era fonte di una insicurezza che si trascinava
dall'infanzia. Rita ed io sorridevamo quando si lamentava per la sua
altezza, perché girava con noi che superavamo appena il metro e
sessanta. Per nostra fortuna non si era mai resa conto di come
risaltasse ancora di più il suo „problema” camminando con due
tappi come noi. La grande amicizia che ci legava evidentemente ci
ingrandiva ai suoi occhi. Rita era un concentrato di energia ed
allegria, sempre ottimista. Piuttosto robusta, il viso tondo
illuminato da grandi occhi vispi di un azzurro intenso, penetrante, i
capelli bruni e corti che le davano un'aria sbarazzina rendendola
simpatica al primo impatto. Rita e Franci, le mie inseparabili
amiche, come me senza un ragazzo che se le filasse, chissà come
avrebbero reagito nel vedermi in compagnia di quell'uomo così
affascinante. Non dovetti aspettare tanto per scoprirlo. Alle mie
spalle si sentì un sospirato e corale: „ Cavolo...Maria!” Erano
loro giunte al bar per riunirci come programmato. Mi alzai di scatto
e presentai Ramon raccontando goffamente del nostro incontro e di
quell'invito. Tutto inutile, neppure mi ascoltavano concentrate solo
su di lui che carinamente le salutava invitandole a sedersi con noi.
In poco tempo Rita divenne padrona della conversazione raccontando di
noi, della nostra amicizia e di tutto ciò che le passava per la
mente. Lui l'ascoltava interessato ma ogni tanto si girava verso di
me strizzandomi l'occhio. Francesca taceva scivolando sulla sedia per
apparire più bassa, mi lanciava occhiatine maliziose che si
traducevano con – perché non ci hai raccontato niente?- Volevi
tenere questo segreto per te? - Fortunatamente si era fatto tardi e
dovevamo rientrare a casa. Ramon ci salutò con galanteria facendoci
promettere che l'indomani ci saremmo rivisti per stare ancora
insieme. Prima di lasciarci mi prese la mano e stringendola disse: „
Non mancare me raccomando!” Quella complicità non sfuggì alle mie
amiche che sul bus rimasero stranamente silenziose. Ad un certo punti
Franci sbottò: „ A quanto pare qualcuno ha fatto colpo!” E Rita
incalzò: „Già..e che colpo! Proprio quella che si lamentava
sempre che nessun uomo se la sarebbe filata!” „ Vi giuro che non
riesco a capire come sia potuto accadere proprio a me una cosa del
genere!” Risposi imbarazzata „Ma l'avete visto? E' un sogno.
Bello, gentile e interessato a me...e vuole rivedermi...ragazze
ditemi che non sto sognando!” Rita mi pizzicò senza compimenti
aggiungendo: „ Ecco, così è sicuro che sei sveglia ed è più
sicuro che gli piaci!” Poi rivolgendosi a Francesca: „ Mia cara
mi sa tanto che quest'anno il Luna Park dovremo godercelo da sole,
Maria avrà ben altro da fare che stare dietro a noi!” Franci annuì
sorridendo. La mattina seguente la passai sui libri; si chiamano
vacanze ma i prof non dimenticano di assegnare compiti e lezioni da
studiare. L'ora di partire per il Luna Park era arrivata, salutai mia
madre e raggiunsi le mie amiche alla fermata del bus. Ero
emozionatissima, nei miei pensieri c'era solo Ramon e non vedevo
l'ora di rivederlo. Credo che la mia agitazione fosse palpabile
perchè Rita mi riprese: “ Calmati Maria! Sei una corda di violino!
Tra poco rivedrai il tuo bel macho, ma sappi che se ci molli per lui
ci vendicheremo. Queste sono le nostre ultime vacanze natalizie
insieme!” Rita aveva ragione. Dovevo tornare in me e considerare
Ramon un nostro comune amico. Man mano che il bus si avvicinava si
vedevano le luci e si udivano sempre più vicine le musiche del Luna
Park. Lui come d'accordo ci aspettava alla fermata. Era bellissimo!
Scese molta gente ma quando toccò a noi Ramon ci aiutò con fare da
vero gentiluomo. Mi resi conto che anche Francesca e Rita non erano
insensibili al suo fascino ed accettavano con molto trasporto le sue
attenzioni. Ci divertimmo davvero un sacco col nostro accompagnatore
che commentava tutto nella sua lingua particolare. Quando ci invitò
a bere qualcosa le mie amiche si dimostrarono davvero tali,
rifiutando con la scusa di voler fare un altro giro sugli
autoscontri. “ Volevano lasciarci da soli!” commentò sorridendo
Ramon. “Già!” ed iniziammo a parlare: “ Sei muy carina”
continuò “ quanti anni hai?” - “Diciotto...appena compiuti”.
“Sei giovane...Io quasi trenta...Soy vecchio por ti!” - “A me
piacciono gli uomini più grandi!” - “Bene allora posso sperare
de conquestarte!” Lo aveva già fatto e quando mi sfiorò la mano
pensai che il cuore mi sarebbe uscito dal petto. “Le vacanze son
quasi alla fine” proseguì “ Io tornerò en Spagna ma voglio
restar en contatto con te magari revederte la prossima estate quando
retornerò dal mio amico che ne dici?” - “Per me...va bene!”
dissi un po' triste perché dubitavo che tornato a casa lui si
sarebbe ricordato ancora di me. Probabilmente intuì i miei pensieri
e mi riprese “Su sorridi! Questo è il mio numero ora damme el tuo,
ci sentiremo por telefono e muy presto ce revedremo!” Giusto il
tempo di scambiarci i numeri che Rita e Franci ci raggiunsero.
Qualche chiacchierata insieme, un caffè e poi i saluti. L'indomani
era il nostro ultimo appuntamento, il Luna Park toglieva tende,
giochi e baracconi partendo per una nuova destinazione. La scuola
riapriva e Ramon tornava al suo paese, tutto tornava come prima delle
feste, ma per me qualcosa era cambiato. Sul bus del ritorno rimasi in
silenzio a pensare e le mie amiche mi lasciarono tranquilla.
L'indomani volevo dare un pensiero a Ramon, qualcosa che gli
ricordasse il nostro incontro. Mentre riflettevo giocavo con la
collanina appesa al mio collo, quella vinta al gioco della pesca, da
cui pendeva la paperella n°13...ecco gli darò questa! Quale ricordo
più bello del premio vinto insieme? A casa cercai una scatoletta
dove riporla e ne feci un colorato pacchettino al quale attaccai un
bigliettino con scritto – non dimenticare Maria! - La mattina
seguente passò veloce tra ultimi compiti e commissioni per la mamma,
felice e triste al tempo stesso, ma eccitata al pensiero di rivedere
l'uomo capace di suscitare in me tante emozioni, anche se per
l'ultima volta. Le mie amiche quel pomeriggio decisero di non venire,
dissero di essere indietro con i compiti e mi incaricarono di
salutare Ramon, sapevo che era una scusa e fui loro molto grata per
quella delicatezza. Il mio bello spagnolo aspettava al solito posto
il nostro arrivo e si stupì un po' nel vedermi da sola, ma non
nascose la sua contentezza. “Che ne dici se lasciamo perdere il
Luna Park e andiamo a farce una passeggiata?” propose, ed io
accettai subito. Mi prese per mano e ci incamminammo verso il
lungomare. Pur essendo inverno non faceva molto freddo ed il mare era
calmo. Lontani dalle luci e dai suoni parlammo un po' di noi, delle
nostre vite, dei nostri sogni scoprendo di avere tante cose in
comune, come il desiderio di crearsi una famiglia. Che bello parlare
con lui! Stare in sua compagnia mi rilassava. Davanti ad una
cioccolata calda gli diedi il regalino. Lui rimase per qualche
istante a guardarlo poi lo scartò. Sorrise alla vista della
collanina e letto il biglietto mi disse sottovoce: “Come potrei
dimenticarte?” e avvicinandosi baciò dolcemente le mie labbra. In
quel momento compresi cosa significasse toccare il cielo con un dito.
Purtroppo il momento di salutarci era arrivato. Alla fermata Ramon mi
prese le mani e sussurrando – non scorderò mai questi giorni –
mi baciò con passione. Il bus si fermò vicino a noi e a malincuore
ci separammo con la promessa di sentirci al telefono e di rivederci
la prossima estate. Mentre il mezzo si allontanava guardai dal
finestrino Ramon che sotto la luce del lampione agitava la mano per
salutarmi. Questa sua immagine rimase indelebile nella mia mente.......
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