venerdì 25 settembre 2015

...Paperella n°13...

Le bimbe dormono, è il momento giusto per iniziare a scrivere nel mio blog. 
Inauguro il mio primo romanzo a puntate..lo dedico alle mie amiche romantiche e sognatrici, a tutte quelle persone che si fanno trasportare dalla magia di questo forte e magico sentimento!
Buona lettura...la seconda parte..fra una settimana circa!



 PAPERELLA N° 13

Il Luna Park, come ogni anno per le festività natalizie, era puntualmente giunto in città. Rita, Francesca ed io lo aspettavamo sempre con ansia. Da cinque anni eravamo diventate amiche inseparabili, a scuola e nella vita, e quello era diventato per noi un appuntamento imperdibile che ci regalava qualche momento di spensieratezza staccandoci dalle fatiche scolastiche. Quest'anno purtroppo sarebbe stato l'ultimo appuntamento perchè, conseguita la maturità, le nostre strade si sarebbero divise, forse per sempre. Rita, la pratica del gruppo, dopo l'esame aveva programmato di partire per la Francia dove desiderava vivere e lavorare; Francesca, la secchiona, avrebbe raggiunto i nonni in Sicilia e là continuato gli studi all'università stabilendosi definitivamente nella terra d'origine; io, la sognatrice, desideravo solo un lavoro ed un uomo con cui sposarmi e avere tanti bambini. Che trio! Tutte le nostre compagne di scuola ci invidiavano. Tre amiche vere, sincere ed inseparabili, pronte ad aiutarsi in ogni difficoltà. Ma la vita è fatta anche di scelte ed era giusto che ognuna di noi seguisse le proprie aspirazioni, certo mantenendoci in contatto per telefono o lettera, ma difficilmente le nostre vite si sarebbero nuovamente incontrate. Comunque avevamo davanti a noi ancota parecchi mesi prima della separazione e c'eravamo riproposte di non pensare a cose tristi, il nostro motto era – Divertirsi per le feste e basta! - Tutto era organizzato: incontro alla fermata del bus, soldi risparmiati da tutte e tre nella borsa e divertimento fino alle venti, ora del ritorno a casa. Durante una di queste allegre escursioni accadde qualcosa che cambiò la mia vita. Rita come al solito insisteva per entrare nel tunnel dell'orrore. Tutti gli anni la stessa storia, lei si divertiva da matti mentre a Francesca e me non piaceva per niente. Questa volta decidemmo di divertirci, ognuna al suo gioco preferito e poi ritrovo al bar del Luna Park ad una data ora. Rita corse al tunnel, Francesca all'otto volante ed io, meno amante del rischio, ai giochi della pesca degli anelli e del tiro a segno. Giocando agli anelli avevo vinto un orologino ed un peluche, mi divertivo e non mi ero resa conto di essere in ritardo per l'appuntamento al baretto, così appena guardai l'ora mi venne un colpo. Presi i premi e cominciai a correre verso il punto di ritrovo, purtroppo nela corsa tra la gente non mi accorsi della corda di un tendone ed inciampai. Avrei sicuramente preso una bella facciata se due braccia forti non mi avessero afferrato al volo. „Attenta senorita...vuol passar le fieste all'ospital?” Lo sconosciuto parlava uno strano italo-spagnolo. Quando alzai gli occhi, tutta rossa per la vergogna della figuraccia, rimasi a bocca aperta, quello che mi teneva tra le braccia era un uomo bellissimo, alto, bruno e riccio, occhi scuri penetranti, sorriso decisamente accattivante. Non appena mi ripresi dallo choc della caduta e di quella visione riuscì solo a sussurrare „grazie”. L'uomo divertito dal mio imbarazzo rispose „de nada!” Scappai via più rossa di un pomodoro e raggiunte Rita e Franci, che già brontolavano per il mio ritardo, non parlai dell'incidente. Sul bus del ritorno le mie amiche chiacchieravano divertite, io fingevo di ascoltarle ma in realtà pensavo al ragazzo spagnolo che per qualche istante mi aveva tenuto tra le braccia. Che brividi! Giunte alla fermata del ritorno ci salutammo dandoci appuntamento per l'indomani. Non parlai di quanto era successo con le mie amiche, strano, quella era la prima volta che avevo un segreto tutto mio. Il pomeriggio del giorno dopo fu un „tour de force”, Rita era scatenata, ci fece fare tutti i giochi e Francesca la seguiva entusiasta. Ad un certo punto decisi che ne avevo abbastanza e lasciai che lro due entrassero nella casa degli specchi mentre io mi cimentai nella pesca delle papere. Con la canna già da un pò avevo puntato la n°13, volevo quella ma non riuscivo ad acchiapparla. Improvvisamente da dietro due mani forti presero le mie ed una voce che già conoscevo mi sussurrò all'orecchio: „Non hai mira te aiuto io!” In men che non si dica la papera penzolava dalla mia canna. Mi voltai trovandomi nuovamente tra le braccia di quel meraviglioso uomo del giorno prima. Le parole non mi uscivano per l'emozione così parlò lui „Senorita, è il destino che ce vuole insieme, posso offrirte qualcosa al baretto?” Stavo per rispondergli quando giunse il proprietario del baraccone col premio vinto: una collanina con appesa una paperella n°13. „Te la posso allacciar?” contiuò nel suo simpatico italo-spagnolo. „Si!” ed alzai i capelli voltandomi „ Me chiamo Ramon, encantato de conoscerte, allora vamos al bar?” . „Si grazie!”. Avevo la gola secca per l'emozione ed una bibita era quello che ci voleva. Seduti al tavolino cominciammo a conversare, Ramon usava una lingua tutta sua che lo rendeva divertente e molto affascinante. Si trovava in Italia per trascorrere le vacanze di Natale ed aveva scelta la Riviera Ligure su consiglio di amici. Piuttosto schivo ai divertimenti, il giorno prima aveva accettato l'invito di un amico a fare un giro al Luna Park e stava andandosene via quando mi salvò dalla rovinosa caduta. „E' stato el momento più bello della giornata!”esclamò sorridendo, facendomi arrossire. „Per questo sono tornato, speravo de rivedere la mia bella senorita destratta, ed il destino ha voluto de si!”. Era tornato per me? Quella specie di adone che faceva girare e sbavare ogni donna che passava vicino al nostro tavolo, sperava di rincontrarmi? Stavo sognando, una come me non poteva aspirare a tanto. Lo specchio era il mio nemico n°uno, ci vedevo sempre dentro una brunetta insignificante destinata a rimanere zitella. Le mie amiche mi prendevano in giro per questa mia convinzione, sostenevano che ero carina, formosa, intelligente e che purtroppo zitelle sarebbero rimaste loro. Francesca aveva un viso delizioso ed i capelli lunghi e biondi, ma era alta e molto magra e questo per lei era fonte di una insicurezza che si trascinava dall'infanzia. Rita ed io sorridevamo quando si lamentava per la sua altezza, perché girava con noi che superavamo appena il metro e sessanta. Per nostra fortuna non si era mai resa conto di come risaltasse ancora di più il suo „problema” camminando con due tappi come noi. La grande amicizia che ci legava evidentemente ci ingrandiva ai suoi occhi. Rita era un concentrato di energia ed allegria, sempre ottimista. Piuttosto robusta, il viso tondo illuminato da grandi occhi vispi di un azzurro intenso, penetrante, i capelli bruni e corti che le davano un'aria sbarazzina rendendola simpatica al primo impatto. Rita e Franci, le mie inseparabili amiche, come me senza un ragazzo che se le filasse, chissà come avrebbero reagito nel vedermi in compagnia di quell'uomo così affascinante. Non dovetti aspettare tanto per scoprirlo. Alle mie spalle si sentì un sospirato e corale: „ Cavolo...Maria!” Erano loro giunte al bar per riunirci come programmato. Mi alzai di scatto e presentai Ramon raccontando goffamente del nostro incontro e di quell'invito. Tutto inutile, neppure mi ascoltavano concentrate solo su di lui che carinamente le salutava invitandole a sedersi con noi. In poco tempo Rita divenne padrona della conversazione raccontando di noi, della nostra amicizia e di tutto ciò che le passava per la mente. Lui l'ascoltava interessato ma ogni tanto si girava verso di me strizzandomi l'occhio. Francesca taceva scivolando sulla sedia per apparire più bassa, mi lanciava occhiatine maliziose che si traducevano con – perché non ci hai raccontato niente?- Volevi tenere questo segreto per te? - Fortunatamente si era fatto tardi e dovevamo rientrare a casa. Ramon ci salutò con galanteria facendoci promettere che l'indomani ci saremmo rivisti per stare ancora insieme. Prima di lasciarci mi prese la mano e stringendola disse: „ Non mancare me raccomando!” Quella complicità non sfuggì alle mie amiche che sul bus rimasero stranamente silenziose. Ad un certo punti Franci sbottò: „ A quanto pare qualcuno ha fatto colpo!” E Rita incalzò: „Già..e che colpo! Proprio quella che si lamentava sempre che nessun uomo se la sarebbe filata!” „ Vi giuro che non riesco a capire come sia potuto accadere proprio a me una cosa del genere!” Risposi imbarazzata „Ma l'avete visto? E' un sogno. Bello, gentile e interessato a me...e vuole rivedermi...ragazze ditemi che non sto sognando!” Rita mi pizzicò senza compimenti aggiungendo: „ Ecco, così è sicuro che sei sveglia ed è più sicuro che gli piaci!” Poi rivolgendosi a Francesca: „ Mia cara mi sa tanto che quest'anno il Luna Park dovremo godercelo da sole, Maria avrà ben altro da fare che stare dietro a noi!” Franci annuì sorridendo. La mattina seguente la passai sui libri; si chiamano vacanze ma i prof non dimenticano di assegnare compiti e lezioni da studiare. L'ora di partire per il Luna Park era arrivata, salutai mia madre e raggiunsi le mie amiche alla fermata del bus. Ero emozionatissima, nei miei pensieri c'era solo Ramon e non vedevo l'ora di rivederlo. Credo che la mia agitazione fosse palpabile perchè Rita mi riprese: “ Calmati Maria! Sei una corda di violino! Tra poco rivedrai il tuo bel macho, ma sappi che se ci molli per lui ci vendicheremo. Queste sono le nostre ultime vacanze natalizie insieme!” Rita aveva ragione. Dovevo tornare in me e considerare Ramon un nostro comune amico. Man mano che il bus si avvicinava si vedevano le luci e si udivano sempre più vicine le musiche del Luna Park. Lui come d'accordo ci aspettava alla fermata. Era bellissimo! Scese molta gente ma quando toccò a noi Ramon ci aiutò con fare da vero gentiluomo. Mi resi conto che anche Francesca e Rita non erano insensibili al suo fascino ed accettavano con molto trasporto le sue attenzioni. Ci divertimmo davvero un sacco col nostro accompagnatore che commentava tutto nella sua lingua particolare. Quando ci invitò a bere qualcosa le mie amiche si dimostrarono davvero tali, rifiutando con la scusa di voler fare un altro giro sugli autoscontri. “ Volevano lasciarci da soli!” commentò sorridendo Ramon. “Già!” ed iniziammo a parlare: “ Sei muy carina” continuò “ quanti anni hai?” - “Diciotto...appena compiuti”. “Sei giovane...Io quasi trenta...Soy vecchio por ti!” - “A me piacciono gli uomini più grandi!” - “Bene allora posso sperare de conquestarte!” Lo aveva già fatto e quando mi sfiorò la mano pensai che il cuore mi sarebbe uscito dal petto. “Le vacanze son quasi alla fine” proseguì “ Io tornerò en Spagna ma voglio restar en contatto con te magari revederte la prossima estate quando retornerò dal mio amico che ne dici?” - “Per me...va bene!” dissi un po' triste perché dubitavo che tornato a casa lui si sarebbe ricordato ancora di me. Probabilmente intuì i miei pensieri e mi riprese “Su sorridi! Questo è il mio numero ora damme el tuo, ci sentiremo por telefono e muy presto ce revedremo!” Giusto il tempo di scambiarci i numeri che Rita e Franci ci raggiunsero. Qualche chiacchierata insieme, un caffè e poi i saluti. L'indomani era il nostro ultimo appuntamento, il Luna Park toglieva tende, giochi e baracconi partendo per una nuova destinazione. La scuola riapriva e Ramon tornava al suo paese, tutto tornava come prima delle feste, ma per me qualcosa era cambiato. Sul bus del ritorno rimasi in silenzio a pensare e le mie amiche mi lasciarono tranquilla. L'indomani volevo dare un pensiero a Ramon, qualcosa che gli ricordasse il nostro incontro. Mentre riflettevo giocavo con la collanina appesa al mio collo, quella vinta al gioco della pesca, da cui pendeva la paperella n°13...ecco gli darò questa! Quale ricordo più bello del premio vinto insieme? A casa cercai una scatoletta dove riporla e ne feci un colorato pacchettino al quale attaccai un bigliettino con scritto – non dimenticare Maria! - La mattina seguente passò veloce tra ultimi compiti e commissioni per la mamma, felice e triste al tempo stesso, ma eccitata al pensiero di rivedere l'uomo capace di suscitare in me tante emozioni, anche se per l'ultima volta. Le mie amiche quel pomeriggio decisero di non venire, dissero di essere indietro con i compiti e mi incaricarono di salutare Ramon, sapevo che era una scusa e fui loro molto grata per quella delicatezza. Il mio bello spagnolo aspettava al solito posto il nostro arrivo e si stupì un po' nel vedermi da sola, ma non nascose la sua contentezza. “Che ne dici se lasciamo perdere il Luna Park e andiamo a farce una passeggiata?” propose, ed io accettai subito. Mi prese per mano e ci incamminammo verso il lungomare. Pur essendo inverno non faceva molto freddo ed il mare era calmo. Lontani dalle luci e dai suoni parlammo un po' di noi, delle nostre vite, dei nostri sogni scoprendo di avere tante cose in comune, come il desiderio di crearsi una famiglia. Che bello parlare con lui! Stare in sua compagnia mi rilassava. Davanti ad una cioccolata calda gli diedi il regalino. Lui rimase per qualche istante a guardarlo poi lo scartò. Sorrise alla vista della collanina e letto il biglietto mi disse sottovoce: “Come potrei dimenticarte?” e avvicinandosi baciò dolcemente le mie labbra. In quel momento compresi cosa significasse toccare il cielo con un dito. Purtroppo il momento di salutarci era arrivato. Alla fermata Ramon mi prese le mani e sussurrando – non scorderò mai questi giorni – mi baciò con passione. Il bus si fermò vicino a noi e a malincuore ci separammo con la promessa di sentirci al telefono e di rivederci la prossima estate. Mentre il mezzo si allontanava guardai dal finestrino Ramon che sotto la luce del lampione agitava la mano per salutarmi. Questa sua immagine rimase indelebile nella mia mente.......

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