mercoledì 30 settembre 2015

Paperella n°13 ..continuazione...

La scuola riaprì e con essa ricominciarono lezioni, compiti e prove di preparazione agli esami, insomma, mai un momento libero, ma in fondo era meglio così, occupata nelle mie cose non pensavo a Ramon che mi mancava da morire. Le sue lunghe telefonate serali nelle quali ci raccontavamo le nostre giornate, scambiandoci coccole ed intime emozioni, colmavano un po' il vuoto della lontananza. Lui mi ricordava sempre che ad Agosto, dopo gli esami, ci saremmo rivisti e questo mi rasserenava molto. I giorni dell'esame furono assai intensi, ma tra paura ed emozione, tutto filò liscio ed i risultati furono soddisfacenti sia per me che per le mie amiche. Stanche e stressate avevamo un unico obbiettivo divertirci insieme fino al momento della separazione, a Settembre. Trascorrevamo le giornate al mare tra bagni e chiacchierate, sotto un meraviglioso sole in completa allegria. Presto ci raggiunse anche Ramon e tutto divenne ancora più piacevole, ero davvero felice! Il nostro amore cresceva di giorno in giorno, sempre più intimo e complice, bastava uno sguardo per capirci e Rita ridacchiando mi diceva: “ Hai visto che tu hai trovato marito e noi siamo ancora zitelle?” - Lo presentai ai miei genitori e dopo qualche momento di imbarazzo tutto filò liscio, fece un'ottima impressione ai miei e la simpatia fu reciproca. Le vacanze trascorrevano serene e piene d'amore ma il ventitré Agosto la mia vita cambiò...per sempre. Quel giorno il mare era calmo, trasparente e non c'era più tanta gente sulla spiaggia. Mentre gonfiavo il materassino vidi arrivare di corsa verso di noi un ragazzino che agitava la mano per farsi notare da me. Riconobbi Marco, un vicino di casa. Tutto affannato mi consegnò un biglietto di mio zio Giorgio nel quale mi pregava di raggiungerlo subito in ospedale. Chiesi a Marco se sapeva cos'era successo, ma lui chinò la testa e scappò via con una scusa. La situazione doveva essere grave, ma non immaginavo quanto. Francesca e Rita mi aiutarono a prendere il necessario mentre mi rivestivo alla rinfusa, Ramon cercava le chiavi della macchina che naturalmente non si trovavano. Mezzi vestiti, col cuore in gola arrivammo al pronto soccorso dove trovai lo zio con dei carabinieri. Sconvolto con gli occhi pieni di lacrime mi abbracciò sussurrando: “Coraggio bambina mia...devi essere forte” - io non capivo ma improvvisamente urlai: “Papà...Mamma!” Ricordai in un lampo che quel giorno erano partiti per una gita. Il terrore si impadronì di me, la testa girava, le gambe cedevano poi il nulla. Mi risvegliai su un lettino con Ramon accanto che stringeva la mia mano così forte da farmi male, lo zio piangeva disperato ed un'infermiera mi sentiva il polso. “Cosa è ...successo?” domandai. Il silenzio fu più esauriente di qualsiasi risposta. Dopo qualche istante zio Giorgio si avvicino a me: “Un incidente...piccola mia...poco lontano da casa tua, in quella maledetta curva...un camion ha sbandato investendo in pieno la macchina dei tuoi...loro sono...non hanno sofferto”. Ero rimasta sola. Ricordo poco dei giorni seguenti, solo tanta gente, abbracci, lacrime, dolore e Ramon...Ramon sempre vicino a me. Rita e Franci con le loro famiglie mi furono di grande sostegno e zio Giorgio, unico fratello di mamma, non mi lasciò mai. Ramon rinviò la partenza, lavorava nella tenuta ereditata dal padre ed essendo il padrone non aveva problemi di rientrare subito. Gli fui molto grata per questo, la sua presenza era indispensabile in quei giorni grigi e tristi. Cercavo di riprendermi mentre zio Giorgio si occupava di avvocati e assicurazione. Purtroppo anche le mie amiche mi salutarono, era ormai Settembre, il momento di cominciare una nuova vita per loro ed anche per me. Ramon in quei giorni viveva a casa mia e col suo amore e la sua compagnia cercavo di scacciare le paure e gli incubi che mi tormentavano. “ Perché non vieni in Spagna con me?” mi disse una notte, particolarmente triste. “Qui ce stanno solo ricordi por ti ed io non posso pensarte lontana, sola e desperata. Devi ricominciare a vivere e puoi farlo con me. Voglio sposarte, fare bambini, te ricordi i nostri sogni? Anche i tuoi lo vorrebbero. Te prego no dirme de no!”. Ad appena diciotto anni mi trovavo sola a prendere decisioni così importanti. Lasciare tutto...andare via...ma in fondo cosa lasciavo...una casa vuota con tanti ricordi e quelli belli potevo portarli nel cuore con me. “Hai ragione” risposi tra le lacrime “Il mio posto non è più qui ma accanto a te”. Assai doloroso fu comunicare la mia decisione allo zio che cercò in tutti i modi di dissuadermi. “Sei giovane, santa pazienza, vai in un paese straniero...e poi sposarti alla tua età è da pazzi!” sbottò appena gli parlai. “Rifletti bene piccola mia...tornare indietro se le cose non andranno come speri sarà molto difficile...credimi!” Quanto soffriva, non si era mai sposato, la mamma, papà ed io eravamo tutta la sua famiglia ed ora la mia partenza...gli saltai al collo e lo strinsi forte. “Devo andare zio...o non sorriderò mai più, è questo quello che vuoi?” Dopo un breve silenzio, con la voce rotta dall'emozione disse piano “No” e continuò “Prima di partire portami le chiavi di casa, la controllerò fino a quando deciderai cosa farne”. Si voltò e scivolò via per le scale. “Perdonami ti voglio bene zio!” Gli urlai. Si voltò e sorridendo mi lanciò un bacio con la mano.

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