La scuola riaprì e con essa ricominciarono lezioni,
compiti e prove di preparazione agli esami, insomma, mai un momento
libero, ma in fondo era meglio così, occupata nelle mie cose non
pensavo a Ramon che mi mancava da morire. Le sue lunghe telefonate
serali nelle quali ci raccontavamo le nostre giornate, scambiandoci
coccole ed intime emozioni, colmavano un po' il vuoto della
lontananza. Lui mi ricordava sempre che ad Agosto, dopo gli esami, ci
saremmo rivisti e questo mi rasserenava molto. I giorni dell'esame
furono assai intensi, ma tra paura ed emozione, tutto filò liscio ed
i risultati furono soddisfacenti sia per me che per le mie amiche.
Stanche e stressate avevamo un unico obbiettivo divertirci insieme
fino al momento della separazione, a Settembre. Trascorrevamo le
giornate al mare tra bagni e chiacchierate, sotto un meraviglioso
sole in completa allegria. Presto ci raggiunse anche Ramon e tutto
divenne ancora più piacevole, ero davvero felice! Il nostro amore
cresceva di giorno in giorno, sempre più intimo e complice, bastava
uno sguardo per capirci e Rita ridacchiando mi diceva: “ Hai visto
che tu hai trovato marito e noi siamo ancora zitelle?” - Lo
presentai ai miei genitori e dopo qualche momento di imbarazzo tutto
filò liscio, fece un'ottima impressione ai miei e la simpatia fu
reciproca. Le vacanze trascorrevano serene e piene d'amore ma il
ventitré Agosto la mia vita cambiò...per sempre. Quel giorno il
mare era calmo, trasparente e non c'era più tanta gente sulla
spiaggia. Mentre gonfiavo il materassino vidi arrivare di corsa verso
di noi un ragazzino che agitava la mano per farsi notare da me.
Riconobbi Marco, un vicino di casa. Tutto affannato mi consegnò un
biglietto di mio zio Giorgio nel quale mi pregava di raggiungerlo
subito in ospedale. Chiesi a Marco se sapeva cos'era successo, ma lui
chinò la testa e scappò via con una scusa. La situazione doveva
essere grave, ma non immaginavo quanto. Francesca e Rita mi aiutarono
a prendere il necessario mentre mi rivestivo alla rinfusa, Ramon
cercava le chiavi della macchina che naturalmente non si trovavano.
Mezzi vestiti, col cuore in gola arrivammo al pronto soccorso dove
trovai lo zio con dei carabinieri. Sconvolto con gli occhi pieni di
lacrime mi abbracciò sussurrando: “Coraggio bambina mia...devi
essere forte” - io non capivo ma improvvisamente urlai:
“Papà...Mamma!” Ricordai in un lampo che quel giorno erano
partiti per una gita. Il terrore si impadronì di me, la testa
girava, le gambe cedevano poi il nulla. Mi risvegliai su un lettino
con Ramon accanto che stringeva la mia mano così forte da farmi
male, lo zio piangeva disperato ed un'infermiera mi sentiva il polso.
“Cosa è ...successo?” domandai. Il silenzio fu più esauriente
di qualsiasi risposta. Dopo qualche istante zio Giorgio si avvicino a
me: “Un incidente...piccola mia...poco lontano da casa tua, in
quella maledetta curva...un camion ha sbandato investendo in pieno la
macchina dei tuoi...loro sono...non hanno sofferto”. Ero rimasta
sola. Ricordo poco dei giorni seguenti, solo tanta gente, abbracci,
lacrime, dolore e Ramon...Ramon sempre vicino a me. Rita e Franci con
le loro famiglie mi furono di grande sostegno e zio Giorgio, unico
fratello di mamma, non mi lasciò mai. Ramon rinviò la partenza,
lavorava nella tenuta ereditata dal padre ed essendo il padrone non
aveva problemi di rientrare subito. Gli fui molto grata per questo,
la sua presenza era indispensabile in quei giorni grigi e tristi.
Cercavo di riprendermi mentre zio Giorgio si occupava di avvocati e
assicurazione. Purtroppo anche le mie amiche mi salutarono, era ormai
Settembre, il momento di cominciare una nuova vita per loro ed anche
per me. Ramon in quei giorni viveva a casa mia e col suo amore e la
sua compagnia cercavo di scacciare le paure e gli incubi che mi
tormentavano. “ Perché non vieni in Spagna con me?” mi disse una
notte, particolarmente triste. “Qui ce stanno solo ricordi por ti
ed io non posso pensarte lontana, sola e desperata. Devi ricominciare
a vivere e puoi farlo con me. Voglio sposarte, fare bambini, te
ricordi i nostri sogni? Anche i tuoi lo vorrebbero. Te prego no dirme
de no!”. Ad appena diciotto anni mi trovavo sola a prendere
decisioni così importanti. Lasciare tutto...andare via...ma in fondo
cosa lasciavo...una casa vuota con tanti ricordi e quelli belli
potevo portarli nel cuore con me. “Hai ragione” risposi tra le
lacrime “Il mio posto non è più qui ma accanto a te”. Assai
doloroso fu comunicare la mia decisione allo zio che cercò in tutti
i modi di dissuadermi. “Sei giovane, santa pazienza, vai in un
paese straniero...e poi sposarti alla tua età è da pazzi!” sbottò
appena gli parlai. “Rifletti bene piccola mia...tornare indietro se
le cose non andranno come speri sarà molto difficile...credimi!”
Quanto soffriva, non si era mai sposato, la mamma, papà ed io
eravamo tutta la sua famiglia ed ora la mia partenza...gli saltai al
collo e lo strinsi forte. “Devo andare zio...o non sorriderò mai
più, è questo quello che vuoi?” Dopo un breve silenzio, con la
voce rotta dall'emozione disse piano “No” e continuò “Prima di
partire portami le chiavi di casa, la controllerò fino a quando
deciderai cosa farne”. Si voltò e scivolò via per le scale.
“Perdonami ti voglio bene zio!” Gli urlai. Si voltò e sorridendo
mi lanciò un bacio con la mano.
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